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ALLA RICERCA DELLE ORIGINI:  PRATO E GLI ETRUSCHI

La Toscana ha radici etrusche e non fa eccezione il territorio pratese che può vantare l’area del Monteferrato e soprattutto l’area archeologica di Gonfienti, estesa su quindici ettari tra il fiume Bisenzio,

il torrente Marinella e i monti della Calvana, la quale è stata rinvenuta tra il 1996 ed il 1997.

Fondata nel VI secolo a.c. sulla base di un’attenta pianificazione urbanistica, Gonfienti è stata per duecento anni un importante centro commerciale dell’Etruria, al punto da aver sviluppato anche un’attività tessile: Gli etruschi avrebbero anticipato di almeno 2500 anni la moderna attIvità di Prato. Lo confermano i reperti allo studio degli archeologi.

Gonfienti allora e Prato ora quindi sono città tessili come a dimostrazione di una forte continuità.

Questo è ciò che la Prato etrusca ha portato in superficie fino ad ora, ma ancora tanta storia è da svelare.

Notevoli sono gli indizi che portano a pensare che sotto Prato si nasconda la leggendaria Camars città-stato del re Porsenna.

In provincia dobbiamo invece ricordare le notevoli testimonianze trovate nel territorio del comune di Carmignano, famoso per il suo vino, soprattutto nelle località di Comeana ed Artimino.

Qui gli etruschi erano soprattutto agricoltori e pastori e soprattutto con la viticoltura raggiunsero grandi traguardi. Il vino etrusco era molto prezioso e veniva esportato in capienti anfore, soprattutto attraverso

i commerci marittimi nel bacino del mediterraneo. Dopo il 625 a.c. tale commercio prese la via anche

terrestre ed arrivò fino al nord europa. Gli etruschi cedevano vino in cambio di metalli, sale, corallo e schiavi. Secondo Diodoro Siculo, i Galli pagavano ben uno schiavo per un’anfora di vino. Secondo Livio,

l’attrazione per questa bevanda avrebbe contribuito ad indurre i Celti ad invadere l’ Etruria nel IV secolo

a.c.; i romani fin dall’età dei primi re appresero dall’incontro politico e culturale con gli etruschi le loro tecniche vinicole.

Gli etruschi producevano un vino giallo dorato, aromatico, profumato e carico di alcool. Bisogna sottolineare che in origine gli etruschi, secondo anche la rudimentale tradizione greca, non facevano altro che raccogliere i grappoli selvatici della vite e farli fermentare. La bevanda risultante era poco dolce, asprigna; poi hanno iniziato a potare le viti, selezionare i grappoli ed anche a combinare le diverse varietà più dolci al fine di ottenere una bevanda alcolica più piacevole al palato.

E’ quindi da quel punto che la tradizione vinicola, continuata, tramandata e mai abbandonata, ha fatto in modo che in Toscana avessimo ai tempi nostri una produzione di vini tra i migliori al mondo.

Nel IV secolo a.c. ebbero la loro massima diffusione i culti disioniaci ( Dionisio-Funfluns per gli etruschi,

era il dio dell’ebrezza,del vino). A questi banchetti e simposi il vino veniva offerto diluito con acqua perché era considerato da barbari perdere il controllo in società. Veniva anche aromatizzato ed addolcito, pratiche comuni nel passato antico e medievale, per coprire i difetti dovuti alle limitate tecniche produttive e di conservazione. A queste cerimonie su un tavolo di servizio, nel suo centro era posto il cratere per il vino ( Krateres) riconoscibile per la larga imboccatura. A fianco c’era una grossa anfora per l’acqua ( Hydrie), la quale era servita anche a tavola in piccoli secchi (situle). Il vino era portato in sala e mescolato nel cratere

con acqua fredda o calda, a seconda delle stagioni. Venivano poi aggiunti miele, erbe, fiori, spezie ,resine, etc..  In pratica erano state messe le basi per fare il Vermouth come conosciamo oggi.

Il tutto veniva poi offerto dal capo simposio in calici e coppe ( Kantharos) a tutti i commensali partecipanti di pari ceto aristocratico fra canti, atti recitati, profumi d’incenso e giochi.

Questi Kantharos sono stati ritrovati nelle tombe etrusche, dove venivano posti per consentire al defunto di banchettare anche nell’aldilà.

Tuscany has Etruscan roots and the Prato area, which boasts the Monteferrato area and above all the archaeological area of ​​Gonfienti, extending over fifteen hectares between the Bisenzio river, the Marinella stream and the Calvana mountains, which was found between 1996 and 1997.

Founded in the 6th century BC on the basis of careful urban planning, Gonfienti was an important trading center of Etruria for two hundred years, to the point of having also developed a textile business: The Etruscans would have anticipated the modern activity of Prato by at least 2500 years. The findings from the study of archaeologists confirm this.

Then Gonfienti and Prato are now textile cities as a demonstration of a strong continuity.

This is what the Etruscan Prato has brought to the surface until now, but still so much history is to be revealed.

Noteworthy are the indications that lead us to think that the legendary Camars city-state of King Porsenna is hidden under Prato.

In the province we must instead remember the remarkable testimonies found in the territory of the municipality of Carmignano, famous for its wine, especially in the towns of Comeana and Artimino.

Here the Etruscans were above all farmers and shepherds and above all with viticulture they reached great goals. Etruscan wine was very precious and was exported to large amphorae, especially through

maritime trade in the Mediterranean basin. After 625 a.c. this trade also took off

terrestrial and reached as far as northern Europe. The Etruscans yielded wine in exchange for metals, salt, coral and slaves. According to Diodoro Siculo, the Gauls paid a slave for a wine amphora. According to Livio,

the attraction for this drink would have helped induce the Celts to invade Etruria in the 4th century

B.C.; the Romans, since the age of the first kings, learned their winemaking techniques from the political and cultural encounter with the Etruscans.

The Etruscans produced a golden yellow wine, aromatic, fragrant and full of alcohol. It must be emphasized that originally the Etruscans, according to the rudimentary Greek tradition, did nothing but collect the wild bunches of the vine and let them ferment. The resulting drink was not very sweet, sour; then they began to prune the vines, select the grapes and also to combine the different sweeter varieties in order to obtain a more pleasant alcoholic drink on the palate.

It is therefore from that point that the winemaking tradition, continued, handed down and never abandoned, has ensured that in Tuscany we had at our time a production of wines among the best in the world.

In the 4th century BC the disioniary cults had their maximum diffusion (Dionisio-Funfluns for the Etruscans,

he was the god of intoxication, of wine). At these banquets and symposia the wine was offered diluted with water because it was considered by barbarians to lose control in society. It was also flavored and sweetened, common practices in the ancient and medieval past, to cover defects due to limited production and preservation techniques. At these ceremonies on a service table, in its center was placed the wine crater (Krateres) recognizable by the large opening. Next to it was a large amphora for water (Hydrie), which was also served at table in small buckets (situle). The wine was brought into the room and mixed in the crater with cold or hot water, depending on the season. Honey, herbs, flowers, spices, resins, etc. were then added. Basically the bases had been laid to make Vermouth as we know it today.

All this was then offered by the chief symposium in chalices and cups (Kantharos) to all the diners participating in the same aristocratic class among songs, recited acts, perfumes of incense and games.

These Kantharos were found in the Etruscan tombs, where they were placed to allow the deceased to feast also in the afterlife.

Giare moderne di terracotta per vino  Artenova  FI

 

Reperti rinvenuti negli scavi al mulino di Gonfienti

 

Sito Etrusco Gonfienti

Foto di Galardi Massimiliano
tratte dal Fotoreportage Kamars